Archive for dicembre, 2009

live at casper by goju

h1 venerdì, dicembre 18th, 2009

situated in the ancient streets of the venetian style old town of budva, montenegro. under the lemon trees and with the musical profile carefully created for the last 15 years, this is the place to be if you are travelling along the south strip of the magnificient adriatic coast

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01 metropolitan jazz affair – don’t try this at home / le maquis
02 marc moulin – into the dark / blue note
03 tom eno – two guitars / jack to phono
04 seductive souls – dazz (patchworks remix) / muto
05 pitch & scratch – everybody move (patchworks remix) / legere
06 the boogoos – the journey / ghana ‘74 (remix by dusty) / jazz & milk
07 palov & mishkin – rude mamba pt1 / cast-a-blast
08 sabo & uriel – feel like dancin / sol selectas
09 s-tone – la boca del rio / schema
10 gerardo frisina – zanja / schema
11 tal m klein – sextant machine / aniligital
12 the mighty bop ft duncan roy – too deep / wagram
13 metropolitan jazz affair – navarone / le maquis
14 buscemi & the michel bisceglia ensemble – bollywood swing king (jazz rework) / blue note

more @ myspace.com/mrgoju ~ migrations radio

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from subnav.com

Open internet e copyright l’innovazione ha bisogno di leggi

h1 giovedì, dicembre 17th, 2009

Domani nella Sala delle Conferenze della Camera dei Deputati di Palazzo Marini ci sarà a Roma il quarto appuntamento di Capitale Digitale, un ciclo di incontri promossi da Telecom Italia, Fondazione Romaeuropa, Comune di Roma e Wired per fare il punto sugli aspetti della cultura digitale insieme a esponenti di livello internazionale provenienti da settori ed esperienze differenti. Il protagonista di questo incontro sarà Joi Ito, CEO di Creative Commons, la principale organizzazione non profit “dedicata all’espansione della portata delle opere di creatività offerte alla condivisione e all’utilizzo pubblici”, che ha come obiettivo quello di riformulare non solo le leggi, ma il concetto stesso di copyright nell’era digitale.

L’incontro “Creative commons – The next level of innovation”, verrà aperto da Ito che terrà un intervento dal titolo “Creatività, innovazione e business nella rete – Una prospettiva imprenditoriale”, con cui illustrerà “come un quadro giuridico che garantisca al tempo stesso neutralità, apertura e avanzamento della tecnologia sia la condizione necessaria per il fiorire dell’innovazione e della creatività e per lo sviluppo di un sistema economico capace di rispondere positivamente agli stimoli del mercato”.

da Repubblica.it.

Canada, i pirati stavolta sono i discografici

h1 lunedì, dicembre 14th, 2009

Per oltre vent’anni hanno piratato le canzoni degli artisti musicali più noti, da Beyonce a Bruce Springsteen passando per il grande jazzista Chet Baker, lucrando sul loro lavoro senza corrispondere un soldo dei diritti d’autore dovuti. La banda dei cospiratori ha già ammesso la propria colpevolezza, e in tribunale rischia una condanna che prevede un risarcimento minimo di 48 milioni di franchi (32 milioni di euro) ma potrebbe arrivare a 5,8 miliardi di franchi (3,8 miliardi di euro).

Posso farvi i nomi di questi pirati: Sony BMG, EMI Music, Universal Music e Warner Music, nelle rispettive filiali canadesi.

Sì, stavolta i ladri sono proprio le case discografiche, quelle che ci hanno rimbambito di slogan sul non rubare la musica altrui, quelle che hanno lucchettato le canzoni con i sistemi anticopia (DRM) e punito gli acquirenti onesti, quelle che non hanno esitato nel 2006 a infettare i computer dei clienti pur di difendere i propri diritti (usando un rootkit, installato dal sistema anticopia XCP).

In Canada, infatti, dalla fine degli anni Ottanta le case discografiche in questione hanno adottato la prassi di pubblicare, sfruttare e vendere brani musicali senza ottenere preventivamente la specifica licenza e autorizzazione del titolare dei diritti, e senza quindi pagare nulla all’artista, semplicemente promettendo di farlo in seguito. Sì, avete capito bene. Dichiaravano di non essere in grado di individuare il titolare, e i brani orfani venivano messi così in una pending list, una “lista dei sospesi”.

Se in alcuni casi era effettivamente difficile rintracciare i titolari dei diritti, asserire di non essere riusciti a individuare Chet Baker o Bruce Springsteen dopo vent’anni pare invece piuttosto surreale. La lista dei sospesi ha continuato a crescere disinvoltamente negli anni e ora include circa 300.000 canzoni di migliaia di artisti canadesi ed esteri, sui quali Sony, EMI, Universal e Warner hanno lucrato per oltre vent’anni senza corrispondere un soldo.

Ma nel 2008 gli eredi di Chet Baker hanno avviato una causa presso i tribunali dell’Ontario (potete leggerne gli atti), e gli altri artisti si sono associati all’azione legale, instaurando una class action. Le case discografiche stesse hanno già ammesso che la lista dei sospesi indica pagamenti inevasi che secondo loro ammontano ad almeno 50 milioni di dollari canadesi (48 milioni di franchi, 32 milioni di euro). C’è poco da cavillare: l’esistenza della lista di sospesi è di per sé un’ammissione del reato.

A questo importo si aggiungono i risarcimenti previsti dalla legge a carico di chi viola il diritto d’autore, che potrebbero arrivare a 20.000 dollari a canzone violata, per un totale di 6 miliardi di dollari canadesi (5,8 miliardi di franchi, 3,8 miliardi di euro). Cifre enormi, che ironicamente nascono dalle stesse regole usate dalle case discografiche per chiedere milioni di risarcimento dai privati cittadini colti a violare il diritto d’autore usando i circuiti peer to peer. Chi di spada ferisce…

da Punto Informatico.